Aggiornato al 7 ottobre 2026 · A cura dell’Avv. Carmine Coviello

Brevetto aziendale come asset derivante da un’invenzione sviluppata in impresa
Prima del deposito occorre distinguere con precisione inventore, richiedente e titolare dei diritti.

Risposta in breve. L’inventore è sempre la persona fisica che ha realizzato l’invenzione, ma il diritto di ottenere e sfruttare il brevetto può appartenere al datore di lavoro. L’articolo 64 del Codice della proprietà industriale distingue tre situazioni: invenzione realizzata nell’ambito di un’attività inventiva prevista e retribuita; invenzione compiuta durante il rapporto senza uno specifico compenso per l’attività inventiva; invenzione estranea alle mansioni ma rientrante nel campo di attività dell’impresa. Cambiano titolarità, possibile equo premio e diritti di opzione. Per evitare contestazioni, l’azienda dovrebbe verificare questi elementi prima del deposito e conservare contratti, mansioni, contributi tecnici e comunicazioni.

La questione non è formale. Un brevetto depositato con una catena di titolarità incerta può creare problemi in una licenza, in una vendita, nell’ingresso di un investitore o in una controversia. L’identità dell’inventore, il nome del richiedente e la proprietà economica del titolo sono informazioni collegate, ma non coincidono automaticamente.

Inventore e titolare del brevetto sono la stessa persona?

Non necessariamente. Il dipendente conserva il diritto di essere riconosciuto autore dell’invenzione; i diritti patrimoniali possono invece spettare al datore di lavoro quando ricorrono le condizioni previste dalla legge. La distinzione deve emergere già nel dossier iniziale: chi ha concepito la soluzione tecnica, chi ha contribuito soltanto con attività esecutive, chi deposita la domanda e in base a quale titolo.

La versione vigente del Codice della proprietà industriale su Normattiva è la fonte primaria da consultare. Per il deposito europeo, l’articolo 60 della Convenzione sul brevetto europeo stabilisce che, se l’inventore è dipendente, il diritto al brevetto europeo si determina secondo la legge dello Stato in cui il dipendente è principalmente occupato; se tale Stato non è individuabile, rileva la legge dello Stato della sede aziendale cui il dipendente è assegnato.

Le tre categorie dell’articolo 64 CPI

SituazioneDiritti economiciPosizione del dipendenteVerifica decisiva
Invenzione di servizioDatore di lavoroRiconoscimento come inventoreAttività inventiva prevista nel rapporto e retribuita a tale scopo
Invenzione d’aziendaDatore di lavoroRiconoscimento come inventore e, alle condizioni di legge, equo premioInvenzione realizzata nell’esecuzione del rapporto senza specifica retribuzione inventiva
Invenzione occasionaleDipendente, con diritto di opzione del datore nei casi previstiTitolarità originaria e corrispettivo se l’opzione viene esercitataInvenzione fuori dalle prime due categorie ma nel campo di attività del datore

Le etichette sono utili, ma non sostituiscono l’analisi concreta. Il nome della qualifica professionale non basta: contano contratto, lettera di assunzione, job description, obiettivi, organizzazione del progetto, strumenti forniti, retribuzione e circostanze in cui la soluzione è stata sviluppata.

Quando si parla di invenzione di servizio?

Il primo comma dell’articolo 64 riguarda il caso in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto o del rapporto e retribuita proprio a tale scopo. I diritti derivanti dall’invenzione appartengono al datore di lavoro, mentre al dipendente resta il diritto di essere riconosciuto autore. Una clausola generica sulla collaborazione o sulla riservatezza non dimostra, da sola, che esista una specifica attività inventiva remunerata.

Quando può spettare l’equo premio?

Nel secondo caso l’invenzione nasce nell’esecuzione del rapporto, ma non è prevista e stabilita una retribuzione in compenso dell’attività inventiva. I diritti appartengono al datore; all’inventore può spettare un equo premio quando il datore o i suoi aventi causa ottengono il brevetto oppure utilizzano l’invenzione in regime di segretezza industriale. La norma indica tra i criteri l’importanza dell’invenzione, le mansioni e la retribuzione dell’inventore e il contributo ricevuto dall’organizzazione aziendale.

L’equo premio non è quindi una percentuale automatica né una somma standard. Occorre ricostruire valore tecnico ed economico, ruolo individuale, risorse aziendali e utilizzo effettivo. La scelta tra deposito e segretezza incide anche su questa valutazione, ma il tema non va confuso con la diversa strategia generale tra brevetto e know-how.

Analisi legale e tecnica di mansioni, contributi e titolarità di un’invenzione del dipendente
L’inquadramento dipende da documenti contrattuali e fatti tecnici, non dalla sola qualifica.

Che cosa accade per l’invenzione occasionale?

Se non ricorrono le condizioni dei primi due commi, ma l’invenzione rientra nel campo di attività del datore di lavoro, il dipendente resta titolare. Il datore dispone però, alle condizioni di legge, di un diritto di opzione per l’uso esclusivo o non esclusivo, per l’acquisto del brevetto e per la facoltà di chiedere o acquisire brevetti all’estero. È dovuto un canone o un prezzo, da determinare tenendo conto anche degli aiuti ricevuti dall’inventore dall’organizzazione aziendale.

L’opzione deve essere esercitata entro tre mesi dalla ricezione della comunicazione dell’avvenuto deposito della domanda. È dunque essenziale poter provare contenuto e data della comunicazione. La stessa norma prevede inoltre, ai fini di queste categorie, una presunzione per l’invenzione per cui venga chiesto il brevetto entro un anno dall’uscita del dipendente, se rientra nel campo di attività dell’impresa o amministrazione di provenienza.

Quali documenti servono prima del deposito?

Un fascicolo interno ordinato aiuta a decidere correttamente chi debba figurare come richiedente e riduce il rischio di rivendicazioni successive. La checklist minima comprende:

Prima della stesura è opportuno svolgere anche una lettura strutturata del rapporto di ricerca e delle anteriorità, quando disponibili, oppure impostare una ricerca preliminare. La banca dati ufficiale UIBM consente di cercare anche richiedenti, titolari e inventori, ma la verifica documentale interna resta indispensabile.

Come impostare una procedura aziendale per le invenzioni?

  1. Segnalazione riservata: il dipendente descrive problema tecnico, soluzione, persone coinvolte e possibili divulgazioni.
  2. Blocco delle divulgazioni: fiere, presentazioni, offerte e pubblicazioni vengono sospese finché non si decide la strategia. La guida su brevetto e divulgazione prima del deposito spiega perché la novità può essere compromessa.
  3. Mappatura dei contributi: si distinguono gli inventori dalle persone che hanno soltanto eseguito istruzioni o fornito supporto.
  4. Analisi della titolarità: si applicano contratto, fatti e articolo 64, verificando eventuali soggetti esterni.
  5. Ricerca e redazione: si valuta lo stato della tecnica e si prepara una domanda coerente; le rivendicazioni definiscono il perimetro giuridico della protezione.
  6. Delibera e deposito: si documentano richiedente, inventori, territori e responsabili delle scadenze secondo la procedura di deposito del brevetto in Italia.

Il MIMIT riepiloga documenti e modalità ufficiali del deposito: descrizione, rivendicazioni, riassunto e disegni, quando necessari. Questi atti devono essere coerenti con la titolarità dichiarata e con la strategia approvata dall’impresa.

Documentazione aziendale per valorizzare e dimostrare la titolarità di un brevetto
Una catena documentale chiara rende il brevetto più verificabile in licenze, investimenti e operazioni societarie.

Dipendenti, consulenti e co-sviluppatori: quali differenze?

L’articolo 64 disciplina le invenzioni dei dipendenti. Un consulente, un freelance, un amministratore o il personale di un fornitore non rientra automaticamente nello stesso schema. Per questi soggetti occorre verificare il contratto applicabile, le clausole di cessione o licenza, gli obblighi di cooperazione al deposito e la disciplina dei miglioramenti.

Nei progetti condivisi è utile approfondire l’accordo di co-sviluppo e la titolarità di brevetti e software. La domanda non è soltanto “chi ha pagato il progetto”, ma chi ha creato cosa, quali diritti sono stati trasferiti e chi può depositare, modificare, concedere licenze o agire contro terzi.

Perché la titolarità conta in una due diligence?

Un investitore o licenziatario non si limita a leggere il certificato. Verifica contratti, inventori, cessioni, co-titolarità, gravami e corrispondenza tra attività tecnica e soggetto titolare. Un’analisi tardiva può far emergere firme mancanti, inventori non indicati o collaboratori esterni senza un trasferimento documentato.

La guida sulla due diligence IP e la verifica della titolarità mostra quali documenti organizzare in data room. Anche una Freedom to Operate risponde a una domanda diversa: controlla il rischio di interferire con diritti di terzi, non sana eventuali difetti nella proprietà del proprio brevetto.

Errori frequenti da evitare

Per una panoramica pratica del percorso di deposito è disponibile anche il video dello Studio sul costo e sulla registrazione di un brevetto in Italia. Prima di stimare il budget occorre però sapere chi è legittimato a depositare e quali documenti devono accompagnare il progetto.

Consulenza sulla titolarità del brevetto e sull’equo premio per l’inventore dipendente
La verifica preventiva può coordinare rapporto di lavoro, deposito, equo premio e strategia internazionale.

FAQ sulle invenzioni dei dipendenti

Il dipendente perde il diritto di essere indicato come inventore?

No. Anche quando i diritti economici appartengono al datore di lavoro, resta il diritto dell’inventore di essere riconosciuto autore dell’invenzione.

L’equo premio spetta in ogni invenzione aziendale?

No. Dipende dalla categoria concreta e dalle condizioni dell’articolo 64. Nel secondo comma rilevano, tra l’altro, l’assenza di una specifica retribuzione inventiva e il fatto che il datore ottenga il brevetto o utilizzi l’invenzione in segretezza industriale.

Quanto vale l’equo premio?

Non esiste una cifra fissa. La norma richiama importanza dell’invenzione, mansioni, retribuzione e contributo dell’organizzazione del datore. Servono dati tecnici, economici e contrattuali verificabili.

L’invenzione fatta a casa appartiene sempre al dipendente?

No. Luogo e orario non sono gli unici criteri. Occorre verificare mansioni, collegamento con il rapporto, campo di attività dell’impresa, risorse utilizzate e circostanze dello sviluppo.

Che cosa deve fare l’impresa prima di depositare?

Deve identificare correttamente gli inventori, qualificare la fattispecie, documentare la catena dei diritti, preservare la riservatezza e coordinare queste verifiche con ricerca di anteriorità e redazione della domanda.

Verificare la titolarità prima di investire nel brevetto

La soluzione più prudente è svolgere la verifica quando l’invenzione è ancora riservata. In questo momento è possibile raccogliere prove, correggere accordi con soggetti esterni, decidere il richiedente e impostare una domanda coerente. Il costo della tutela può poi essere pianificato con la guida su quanto costa brevettare un’invenzione in Italia.

La tua impresa ha sviluppato un’invenzione con dipendenti, consulenti o partner? Richiedi una consulenza sulla titolarità, la brevettabilità e il deposito dell’invenzione. L’analisi può ricostruire contributi e contratti, verificare l’applicazione dell’articolo 64 e coordinare ricerca, redazione e strategia territoriale.

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