Aggiornato al 14 ottobre 2026 · A cura della Redazione Studio Legale Coviello.

Una domanda di brevetto europeo può essere modificata, ma non può diventare il contenitore di informazioni tecniche nuove rispetto al deposito originario. Prima di emendare descrizione, rivendicazioni o disegni, occorre individuare il supporto della modifica nel fascicolo depositato. Anche restringere una rivendicazione può introdurre materia aggiunta se crea una combinazione non originariamente divulgata.

Matita e tavole tecniche sul piano di lavoro, immagine illustrativa del controllo dei documenti depositati
La valutazione parte dai documenti effettivamente depositati, non dall’ultima versione del progetto. Foto: Sven Mieke/Unsplash.

Il problema dell’impresa: il prodotto evolve, la domanda resta legata al deposito

Dopo il deposito, il reparto tecnico continua a lavorare: cambia un componente, aggiunge una funzione oppure ottiene risultati sperimentali più convincenti. Quando arriva un’obiezione dell’EPO, la tentazione è inserire nella domanda tutto ciò che ora si conosce. Ma la documentazione attuale del prodotto e il contenuto della domanda originaria sono due insiemi diversi. La risposta deve partire dal secondo.

Questa guida riguarda il controllo delle modifiche durante la procedura europea, non la redazione iniziale del brevetto. Si collega alla guida sulla descrizione del brevetto e requisiti della divulgazione tecnica, ma affronta una decisione successiva: quali cambiamenti al testo sono supportati e quali, invece, richiedono una valutazione autonoma della nuova soluzione.

Il controllo serve anche sul piano commerciale. Una limitazione può rendere il testo più difendibile ma meno utile per il prodotto; una modifica non supportata può creare un problema aggiuntivo anziché risolvere quello segnalato. Prima di approvare la risposta, l’impresa dovrebbe conoscere entrambe le conseguenze.

Articolo 123 EPC: due limiti da distinguere

L’articolo 123 della Convenzione sul brevetto europeo consente modifiche secondo il regolamento di esecuzione. Il paragrafo 2 vieta di superare il contenuto della domanda come depositata; il paragrafo 3 vieta, dopo la concessione, di estendere la protezione conferita. Sono controlli distinti: materia originariamente divulgata e ampiezza della protezione non sono la stessa cosa.

“Materia aggiunta” non significa soltanto una pagina nuova o un disegno supplementare. Il problema può derivare anche da una cancellazione, dalla sostituzione di una caratteristica o dalla combinazione di informazioni prima presentate in contesti differenti. Non basta quindi contare le parole aggiunte. Bisogna valutare quale informazione tecnica riceva il lettore dal testo risultante.

Per l’impresa è utile chiedere una spiegazione in due colonne: quale obiezione si vuole superare e quale base originaria giustifica la soluzione proposta. Una risposta tecnicamente elegante, ma priva di supporto nel deposito, non diventa ammissibile perché il nuovo prodotto funziona meglio.

Il criterio EPO: divulgazione diretta e senza ambiguità

Le linee guida EPO 2026 sul contenuto della domanda originaria richiedono che il tecnico del ramo possa ricavare direttamente e senza ambiguità la modifica dal deposito, considerando anche le conoscenze generali e ciò che è effettivamente implicito. Non è richiesta sempre una corrispondenza letterale, ma “implicito” non equivale a “sarebbe stato ovvio aggiungerlo”.

In pratica, il confronto deve riguardare la domanda nel suo complesso, senza isolare parole convenienti. Il quesito non è se oggi un ingegnere saprebbe realizzare la variante, ma se quella informazione risulta già dalla divulgazione originaria. È una distinzione importante quando il team ricorda una soluzione discussa internamente ma non descritta nel fascicolo.

Come controllo organizzativo, conviene separare documenti depositati, bozze precedenti, comunicazioni interne e sviluppi successivi. Una presentazione inviata al consulente prima del deposito non va considerata automaticamente parte della domanda: occorre verificare quali contenuti siano stati effettivamente inclusi negli atti depositati.

Perché una limitazione può comunque aggiungere materia

Le linee guida sulle generalizzazioni intermedie avvertono che la domanda non è un serbatoio dal quale prelevare caratteristiche isolate e ricombinarle arbitrariamente. Quando si estrae un elemento da una specifica realizzazione, devono essere esaminati i suoi legami strutturali e funzionali con gli altri elementi e il supporto della combinazione risultante.

Si consideri un esempio puramente ipotetico. Una descrizione presenta un sistema con sensore, supporto elastico e particolare posizione di montaggio come configurazione coordinata. Per distinguersi da un documento anteriore, il richiedente vuole aggiungere soltanto il sensore alla rivendicazione generale, lasciando fuori gli altri elementi. Il sensore compare nella descrizione, ma questo non risolve da solo la questione: bisogna verificare se sia divulgato anche nel contesto più generale ora rivendicato.

Modifica proposta Controllo necessario Conclusione da non anticipare
Inserire una caratteristica da un esempio Rapporto con gli altri elementi dell’esempio “È citata, quindi è sempre utilizzabile da sola”
Combinare elementi di due realizzazioni Supporto originario della combinazione “Sono entrambi descritti, quindi posso unirli”
Eliminare un dettaglio tecnico Informazione risultante dalla cancellazione “Ho tolto parole, quindi non ho aggiunto nulla”
Inserire una funzione del nuovo prototipo Presenza della funzione nel deposito originario “È lo stesso progetto, quindi è già tutelata”

L’esempio non stabilisce che una particolare modifica sia consentita o vietata in ogni domanda. Mostra il tipo di analisi che manca quando si verifica soltanto se un termine compare nel testo. La lettura tecnica e quella giuridica devono procedere insieme.

Progettista che annota disegni tecnici di un dispositivo su un banco di lavoro
Uno sviluppo tecnico successivo va distinto dalla divulgazione presente nel deposito. Foto: ThisisEngineering/Unsplash.

Identificare le modifiche e indicarne la base: regola 137(4)

La regola 137 sul procedimento di modifica della domanda impone di identificare gli emendamenti e indicarne la base originaria. Se questi requisiti non sono soddisfatti, la divisione d’esame può richiedere la correzione della carenza entro un mese. Questo termine riguarda quella specifica richiesta: non è un termine generale valido per ogni risposta EPO.

La fase della procedura conta: la regola disciplina le possibilità di modifica e il consenso della divisione per ulteriori emendamenti. Non va quindi deciso di inviare una nuova versione senza verificare comunicazione ricevuta, documenti già agli atti e condizioni applicabili. Il calendario della singola pratica resta il riferimento operativo.

Le linee guida EPO sull’indicazione delle modifiche e del supporto distinguono il requisito di indicare la base dalla conformità sostanziale all’articolo 123(2). Riferimenti generici alla descrizione o agli esempi non sono normalmente sufficienti. Al tempo stesso, indicare correttamente una figura non dimostra automaticamente che la modifica ricavata da essa sia ammissibile.

La matrice di supporto da preparare con il team tecnico

Una buona pratica è predisporre una matrice per ogni modifica proposta, mantenendo separati testo, fonte e ragionamento. Non è una formula che garantisce l’accoglimento: rende controllabile il lavoro e permette di individuare rapidamente i punti deboli.

  • Testo precedente e nuovo testo: evidenziare aggiunte, sostituzioni e cancellazioni, senza nascondere cambiamenti in una versione “pulita”.
  • Fonte originaria: indicare pagina, paragrafo, rivendicazione o figura del documento depositato pertinente.
  • Contesto tecnico: spiegare in quale realizzazione compare la caratteristica e con quali altri elementi è collegata.
  • Combinazione risultante: verificare l’insieme, non soltanto la presenza separata dei componenti.
  • Obiettivo della modifica: chiarire quale rilievo o esigenza si vuole affrontare.
  • Impatto commerciale: controllare se il testo proposto continui a coprire le configurazioni importanti per l’impresa.

Il metodo integra l’approfondimento sulle rivendicazioni e loro funzione nella tutela. Per il referente aziendale, il risultato dovrebbe essere comprensibile: non soltanto un elenco di frasi modificate, ma una decisione motivata sulle alternative praticabili.

Nei progetti con partner esterni, inoltre, la disponibilità di una nuova soluzione non chiarisce automaticamente chi possa disporne. La guida all’accordo di co-sviluppo e titolarità dei risultati IP aiuta a separare questa questione contrattuale dal supporto tecnico della domanda. Sono due controlli complementari, non intercambiabili.

Nuovi test e nuovi effetti: prova non significa nuova descrizione

L’EPO distingue l’inserimento di ulteriori esempi o effetti nella domanda dalla possibile utilizzazione di materiale successivo come prova. Le linee guida 2026 su nuovi esempi ed effetti tecnici prevedono che, in determinate circostanze, dati successivi possano sostenere la brevettabilità pur non essendo inseribili nel testo della domanda. Non è una facoltà indiscriminata di completare dopo il deposito ciò che mancava.

Prima di commissionare altri test, conviene definire quale argomento debbano sostenere e controllarne il collegamento con l’insegnamento originario. Un rapporto sperimentale costoso può essere poco utile se misura una configurazione del tutto diversa da quella descritta. Data, condizioni di prova e versione testata devono essere documentate, evitando di confondere risultato scientifico e supporto giuridico della modifica.

Professionisti che esaminano documentazione tecnica su un tavolo
Una revisione condivisa deve distinguere fonte depositata, modifica proposta e sviluppi successivi. Foto: ThisisEngineering/Unsplash.

Se manca supporto: valutare le alternative senza inventare soluzioni

Quando la modifica desiderata non è supportata, la prima attività è riesaminare le alternative già divulgate. Non basta rinominare la funzione nuova come “chiarimento”. Se il team ha sviluppato un miglioramento distinto, va valutata separatamente una strategia di tutela, considerando documentazione, date, divulgazioni e rapporti con la domanda esistente.

Un’eventuale nuova domanda non deve essere presentata come automaticamente possibile o dotata della data del vecchio deposito. Prima di comunicarne la soluzione a clienti o partner, è opportuno verificare il percorso con i professionisti competenti. Anche la scelta di una divisionale richiede un’analisi specifica: non consente di trasformare il contenuto originario in una divulgazione aperta a ogni sviluppo successivo.

Se il problema emerge dal rapporto di ricerca, la guida su rapporto di ricerca, documenti X, Y e A e opinione scritta aiuta a inquadrare il rilievo. La risposta va però costruita sui documenti della pratica, non su una formula standard valida per tutte le invenzioni.

Preventivo e checklist prima di autorizzare la risposta

Il preventivo dovrebbe distinguere esame del fascicolo originario, analisi del rilievo, confronto tecnico, preparazione delle alternative e redazione della risposta. Non viene indicato un costo complessivo standard: complessità, numero di modifiche e stato della procedura incidono sul lavoro necessario. Per un quadro introduttivo diverso, relativo al primo deposito nazionale, è disponibile il video dello Studio sui costi della registrazione di un brevetto in Italia; non è un tariffario delle risposte EPO.

Prima dell’invio, il referente aziendale dovrebbe poter confermare tre elementi: il fascicolo originario è quello corretto, le modifiche sono identificabili e le conseguenze sul prodotto sono state comprese. Occorre inoltre assegnare il controllo della scadenza e della ricevuta, senza confondere il deposito della risposta con l’accettazione delle modifiche.

Domande frequenti sulla materia aggiunta

Posso aggiungere alla domanda un miglioramento sviluppato dopo il deposito?

Non automaticamente. Occorre verificare se la modifica trovi supporto nel contenuto originario. Un miglioramento realmente nuovo richiede una valutazione separata di tutela, date e divulgazioni; il fatto che riguardi lo stesso prodotto non lo rende già compreso nella domanda.

Restringere una rivendicazione evita sempre il problema della materia aggiunta?

No. Anche una limitazione può creare una combinazione tecnica non originariamente divulgata. Bisogna controllare il supporto della combinazione risultante, non soltanto cercare ciascuna parola o caratteristica in punti diversi del fascicolo.

Per indicare la base basta scrivere “vedi descrizione”?

Di regola una formula generica non è sufficiente. Servono riferimenti precisi ai documenti originari e una spiegazione che permetta di valutare la modifica. Indicare una pagina non dimostra però, da solo, che il nuovo testo sia sostanzialmente ammissibile.

Il supporto deve essere sempre letterale?

No. Le linee guida EPO non richiedono necessariamente una corrispondenza parola per parola. Il contenuto deve però risultare direttamente e senza ambiguità dalla domanda originaria per il tecnico del ramo, tenendo conto delle conoscenze generali pertinenti.

Un nuovo test può essere utile durante l’esame?

In determinate circostanze può essere presentato come prova a sostegno della brevettabilità. Questo è diverso dall’inserire nuovi esempi o nuovi effetti nella domanda. Il documento e l’argomento che dovrebbe sostenere richiedono una valutazione specifica.

Se manca supporto posso rimediare con una domanda divisionale?

Non va considerata una soluzione automatica. Una divisionale non è uno strumento per aggiungere liberamente informazioni nuove alla divulgazione originaria. La scelta tra strategie e domande va esaminata con i documenti, le date e lo stato della procedura.

Verificare il fascicolo prima di modificare la domanda

Hai ricevuto un rilievo EPO o vuoi valutare una modifica delle rivendicazioni? Consulta i servizi dello Studio Legale Coviello per deposito e tutela dei brevetti e prepara domanda originaria, comunicazioni dell’Ufficio, versioni successive e descrizione del prodotto attuale. La verifica coordina gli aspetti giuridici con quelli tecnici e non promette l’accoglimento di una modifica o la concessione del brevetto.

Guida informativa generale sulla procedura europea. Fonti EPO e linee guida 2026 consultate il 14 ottobre 2026; documenti, termini e strategia da verificare sul caso concreto.

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